Papa Leone XIV chiuse la Porta Santa il giorno del...
Martedì, in occasione della solennità dell'Epifania del Signore, Papa Leone XIV ha officiato la Santa Messa nella Basilica di San Pietro, alla presenza di circa 5.800 fedeli. All'inizio della Messa, il Papa ha sigillato la Porta Santa della Basilica di San Pietro, l'ultima Porta Santa ad essere aperta per l'Anno Giubilare. Questo gesto ha simboleggiato la conclusione di diversi mesi durante i quali «un flusso di innumerevoli uomini e donne, pellegrini di speranza», ha attraversato l'ingresso della Basilica, intraprendendo un viaggio verso quella che il Papa ha definito «la nuova Gerusalemme, la città dalle porte sempre aperte».
I Magi e Erode
Nella sua omelia, il Papa ha riflettuto sul Vangelo del giorno tratto dal libro di Matteo, sottolineando il contrasto tra la gioia provata dai Magi e la paura provata da Erode. Ha sottolineato che la Scrittura riconosce costantemente la tensione insita nella rivelazione di Dio. «Ogni volta che la Sacra Scrittura parla di Dio che si rivela», ha osservato, «non nasconde le diverse reazioni, come la gioia e l'angoscia, la sfida e la sottomissione, la paura e il desiderio».
Ha inoltre osservato che l'Epifania svela un Dio la cui presenza trasforma tutte le circostanze: «Oggi commemoriamo l'Epifania del Signore, riconoscendo che nulla rimane immutato alla Sua presenza». Il Papa ha spiegato che questa manifestazione divina segna l'alba della speranza. La presenza di Dio «pone fine alla malinconica compiacenza che porta gli individui a proclamare ripetutamente: "Non c'è nulla di nuovo sotto il sole"». Al contrario, «emerge un nuovo inizio che plasma sia il presente che il futuro», realizzando così la profetica assicurazione: «Sorgi, risplendi, perché è giunta la tua luce e la gloria del Signore è sorta su di te».
Tuttavia, è Gerusalemme, una città che conosce bene la rivelazione, a trovarsi turbata dalla ricerca dei Magi, come ha osservato il Papa. Egli ha osservato che coloro che conoscono bene le Scritture e che «credono di possedere tutte le risposte» sembrano aver perso la capacità di indagare e coltivare un senso di desiderio. L'arrivo di individui «ispirati dalla speranza» sconvolge la città, poiché sono percepiti come una minaccia a ciò che dovrebbe essere fonte di gioia. «Questa risposta», ha affermato, «rappresenta anche una sfida per noi come Chiesa».
La ricerca degli individui contemporanei
Nella sua riflessione sul Giubileo, Papa Leone ha incoraggiato i fedeli a contemplare la ricerca spirituale degli individui contemporanei. Ha posto le domande: "Chi sono questi uomini e queste donne, e cosa li spinge?" e "Quali scoperte hanno fatto? Cosa risiede nei loro cuori, nelle loro domande, nelle loro emozioni?". Ha sottolineato che, come i Magi, molti individui oggi sentono l'urgente bisogno di intraprendere il proprio viaggio. «I Magi continuano ad esistere ai nostri giorni», ha affermato, mettendo in evidenza coloro che «riconoscono la necessità di avventurarsi e cercare, accettando i rischi inerenti alla loro spedizione», anche in un mondo che spesso presenta sfide e pericoli.
Secondo il Papa, il Vangelo esorta la Chiesa ad abbracciare la ricerca dell'umanità piuttosto che temerla, incoraggiando un orientamento verso Dio, che fornisce sostentamento. Non si tratta di una divinità che può essere manipolata. «È un Dio che può turbarci perché non rimane saldamente alla nostra portata come gli idoli modellati in argento e oro; piuttosto, è vibrante e vivificante, simile al bambino che Maria teneva stretto e che i Magi veneravano».
Di conseguenza, i luoghi sacri devono trasmettere un senso di vitalità. Il Papa ha osservato che i luoghi di pellegrinaggio giubilare «devono diffondere il profumo della vita, la consapevolezza indimenticabile che un altro mondo è iniziato». Ha poi chiesto: «C'è vita nella nostra Chiesa? C'è spazio per la nascita di qualcosa di nuovo? Amiamo e proclamiamo un Dio che ci mette in cammino?».
In opposizione c'è Erode, la cui ansia per la potenziale perdita di autorità distorce la sua reazione alle azioni di Dio. Il Papa ha osservato che Erode «teme per il suo trono ed è agitato da quelle cose che sente essere al di fuori del suo controllo». Ha ammonito che «la paura, ha avvertito, ci acceca davvero». Al contrario, la gioia del Vangelo «ci libera», consentendo ai credenti di essere «prudenti, sì, ma anche audaci, attenti e creativi», aprendo la strada a «percorsi diversi da quelli già battuti».
Al centro dell'Epifania
Concludendo la sua omelia, Papa Leone ha sottolineato che al centro dell'Epifania c'è un dono che non può essere acquistato né manipolato. Ha affermato: «Il bambino che i Magi adorano è un Bene inestimabile e incommensurabile». Questa rivelazione non avviene in un contesto prestigioso, ma in uno modesto; tuttavia, viene proclamata a Betlemme: «Tu non sei affatto il più piccolo».
"È un'esperienza straordinaria abbracciare il ruolo di pellegrini di speranza", ha affermato il Papa. "È davvero meraviglioso per noi perseverare nel nostro cammino come pellegrini insieme". In conclusione, ha sottolineato che se la Chiesa evita di trasformarsi in un semplice monumento e rimane invece una casa accogliente, potrà davvero emergere come «la generazione di una nuova alba», guidata perennemente da Maria, Stella del Mattino, verso «un'umanità straordinaria, non alterata dalle illusioni degli onnipotenti, ma da Dio che si è fatto carne per amore».
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