Alla fine dell'Anno Giubilare 2025, i Musei Vaticani apriranno al pubblico la mostra "Curiosità inarrestabile". Capolavori del XX secolo dalla Collezione Leone Piccioni, frutto di un'importante nuova donazione che conferma il proficuo e continuo dialogo tra l'Istituzione e i mecenati privati. La mostra, curata da Micol Forti, Direttrice della Collezione di Arte Moderna e Contemporanea dei Musei Vaticani, aprirà giovedì 13 novembre 2025 alle ore 17.30, nelle Salette della Torre Borgia, con i capolavori della collezione dell'intellettuale cattolico Leone Piccioni (Torino 1925-Roma 2018), donati ai Musei Vaticani dai figli Gloria e Giovanni.
Scrittrice, critica letteraria e d'arte, accademica, giornalista, direttrice e vicedirettrice generale della RAI, Leone Piccioni definiva la sua collezione "il mio orgoglio e la mia gioia, il mio patrimonio". Un epiteto che ben esprime la profondità del legame dell'intellettuale con ogni singola opera di questa collezione altamente selettiva di dipinti, sculture, disegni e stampe di maestri del XX secolo.
In una vita ricca di incontri, interessi e amicizie, il suo amore per l'arte contemporanea occupava un posto di primo piano. Il principale trait d'union tra Leone e il mondo dell'arte italiana e internazionale era il poeta Giuseppe Ungaretti (Alessandria 1888 - Milano 1970), con cui si laureò a Roma nel 1948 e al quale rimase legato da un'amicizia indissolubile. Grazie a lui, Leone ampliò i propri orizzonti ed entrò in contatto diretto con molti grandi artisti, da Burri a Morandi, da Guttuso a Carrà, da Fautrier a Dorazio. Questi nomi sono presenti nella mostra con capolavori selezionati che rivelano il gusto di Piccioni. Un gusto che si è affinato nel tempo grazie al suo crescente interesse per la sensibilità di ciascun artista e ai rapporti che ha instaurato con ciascuno di essi. Questo rapporto speciale è all'origine di questa collezione. Ogni sala racconta e illumina un aspetto specifico del suo lavoro: l'importanza degli incontri umani, la ricchezza degli scambi nei circoli culturali che Piccioni frequentava e che avrebbero guidato la sua scelta delle opere, le variazioni del suo gusto raffinato, personale e mai prevedibile. La prima sala, Leone e Ungà: un incontro che abbraccia due vite, introduce e inquadra la nascita della collezione nel contesto del legame tra Piccioni e Ungaretti, vera fonte di ispirazione, e si concentra su alcuni degli artisti che entrambi amavano: Maccari, Morandi, Guttuso, Severini e Fautrier. Segue la sala dedicata a "L'Approdo" e all'ambiente artistico di Forte dei Marmi, che presenta alcuni dei principali protagonisti di questi due "luoghi" di incontro e scambio, il primo culturale, identificato con il giornale della RAI, prima radiofonico (1944), poi cartaceo (1952) e infine televisivo (1963); il secondo geografico, meta di villeggiatura estiva per artisti e intellettuali del secolo scorso.
Nelle sale Il gusto di Leone. Tra realismo e interessi sociali e Il gusto di Leone. Visioni originali e spirito della natura, il pubblico è accolto nel cuore del senso critico e delle scelte estetiche di Piccioni: il primo rif lette il suo sguardo attento alla realtà, alla condizione umana e alle questioni sociali; il secondo rivela la sua attrazione per le visioni originali e lo spirito della natura. Visioni originali e spirito della natura), il pubblico è accolto nel cuore del senso critico e delle scelte estetiche di Piccioni: la prima riflette il suo sguardo attento alla realtà, alla condizione umana e alle questioni sociali; la seconda rivela la sua attrazione per le "cose della natura", tradotta in opere visionarie, poetiche e raffinate di artisti di diversa estrazione stilistica, da Manzugrave a Mafai, da Guarienti a Morlotti.
Legami e vicinanze è uno spazio più limitato dedicato a due artisti toscani meno noti al grande pubblico, ma particolarmente amati da Leone e legati a lui da una profonda amicizia: lo scultore Venturino Venturi e il pittore Mario Marcucci, che ha rielaborato la tradizione iconografica cristiana con una sensibilità straordinaria e innovativa.
Le due sale , Maestri e amici. Figura, realtà e astrazione e Maestri e amici. Roma anni '60 dimostrano l'ampiezza degli orizzonti estetici di Leone e prendono il nome da uno dei suoi libri più famosi, Maestri e amici (1969), in cui racconta i suoi incontri più importanti con alcune delle figure di spicco della cultura e dell'arte del XX secolo: Burri, Afro, Capogrossi, Guttuso, Ceroli, Fioroni, Dorazio e Schifano.
Infine, l'ultima sala, Scritture e visioni. Libri preziosi, dediche e fotografie, riprende il legame con Ungaretti e offre uno scorcio della preziosità di alcune delle pubblicazioni che Piccioni ha collezionato o ricevuto in dono nel corso della sua vita, conservate nella vasta biblioteca della sua casa romana, oggi in parte donata dai figli all'Archivio Centrale dello Stato, insieme alla sua corrispondenza con intellettuali e artisti.
La mostra vuole anche rendere omaggio a Leone Piccioni in occasione del centenario della sua nascita.
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