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Sala di Costantino
Il 12 aprile 1520, il pittore Sebastiano del Piombo scrisse al suo amico Michelangelo: «Quel povero Raffaello è morto». La morte prematura del maestro di Urbino lasciò una serie di commissioni incompiute, la più impegnativa delle quali era la decorazione di una grande sala nei Palazzi Vaticani, la quarta e ultima delle Stanze Vaticane a cui Raffaello stava lavorando dal 1508, dapprima per papa Giulio II e poi per papa Leone X.
Sebastiano, noto per essere in rivalità con Raffaello, aveva cercato di ottenere questa commissione per sé, ricorrendo persino all’intervento di Michelangelo presso gli alti prelati di Roma. Tuttavia, la corte papale rimase irremovibile: gli eredi della bottega di Raffaello avevano già mostrato alcuni dipinti a olio considerati di indescrivibile bellezza e, soprattutto, disponevano dei disegni del maestro da utilizzare nella Sala di Costantino.
A Sebastiano fu quindi offerta un’altra commissione. La sala, la più grande delle Sale Vaticane, era utilizzata come sala per banchetti e per le udienze ufficiali. Il suo nome è moderno e deriva dall’imperatore romano Costantino, la figura a cui è dedicato l’intero ciclo di affreschi. Secondo la tradizione, dopo essersi convertito e aver abbracciato la fede cristiana, Costantino si sottomise all’autorità papale, riconoscendone la superiorità rispetto all’autorità imperiale in quanto diretta discendente di Dio.
Si trattava di un soggetto che, esaltando la superiorità del potere della Chiesa di Roma sul principale potere temporale, si prestava particolarmente alla decorazione di una sala destinata ad accogliere i sovrani di tutta Europa.
I quattro affreschi, realizzati principalmente da Giulio Romano e da assistenti della bottega di Raffaello, raffigurano la Visione di Costantino e il Battesimo, la Donazione di Costantino e la Battaglia di Costantino sul Ponte Milvio, la scena più grande e la prima ad essere completata.
Sulle pareti sono dipinti quattro episodi della sua vita che testimoniano la sconfitta del paganesimo e il trionfo della religione cristiana: la Visione della Croce, la Battaglia di Pons Milvius, il Battesimo di Costantino e la Donazione di Roma. La decorazione della sala è completata da figure di grandi papi affiancate da figure allegoriche delle virtù.
Il soffitto originale in legno, realizzato da Leone X (pontefice dal 1513 al 1521), fu sostituito sotto Gregorio XIII (pontefice dal 1572 al 1585) dall’attuale soffitto, la cui decorazione fu affidata dal Papa a Tommaso Laureti, che dipinse il pannello centrale raffigurante il Trionfo del Cristianesimo sul Paganesimo. L’opera fu completata alla fine del 1585 sotto papa Sisto V (in carica dal 1585 al 1590).
I recenti lavori di restauro sulle pareti della sala hanno confermato la paternità di Raffaello delle figure di Comitas e Iustitia, dipinte a olio sulla parete con una tecnica sperimentale, rispettivamente a destra della Visione e della Battaglia.
L'affresco commemora la vittoria di Costantino nella battaglia del Ponte Milvio del 312, grazie alla quale, dopo lotte interne per la successione al potere, fu acclamato imperatore.
La composizione, organizzata secondo ritmi spezzati, non presenta un punto di riferimento preciso. Anche la figura eroica di Costantino è difficile da distinguere tra la moltitudine di personaggi. In sella a un cavallo bianco con finimenti dorati, con indosso una corona e il volto fiero, incarna il modello dell’autorità romana tramandato dalla statuaria classica, che ne ha ispirato la posa.
Seguendo il suo sguardo, è possibile scorgere alla sua destra il rivale Massenzio, simbolicamente travolto dalle acque del Tevere.
Battaglia di Ponte Milvio - Angeli
La presenza degli angeli che vegliavano sulla battaglia è attribuita alla presunta conversione di Costantino al cristianesimo.
Secondo la leggenda, prima della battaglia di Ponte Milvio, egli ebbe un sogno premonitore: Cristo gli apparve e gli annunciò la vittoria se avesse combattuto sotto il segno della croce.
Le insegne romane visibili alle spalle di Costantino sono infatti sormontate dalla croce.
La battaglia di Costantino è dipinta come se fosse un falso arazzo appeso alle pareti. Il bordo, che sembra tessuto con fili preziosi, ripete lo stemma della famiglia Medici, alla quale apparteneva papa Leone X, committente degli affreschi.
La finzione degli spazi virtuali e il gioco intellettuale di riferimenti tra realtà e apparenza erano molto cari allo stile manierista, che si stava diffondendo in Italia e in Europa, grazie anche a Giulio Romano.
La battaglia di Costantino è dipinta come se fosse un falso arazzo appeso alla parete.
Battaglia di Ponte Milvio - Croci
Visione della Croce
La Visione della Croce narra il sogno profetico che Costantino ebbe prima della battaglia contro Massenzio, nel quale gli fu promesso che il suo esercito avrebbe sconfitto i nemici se avesse portato la croce al posto dell’aquila imperiale sui propri stendardi.
Nel momento culminante della visione, appare un'apparizione celeste con il simbolo cristiano della salvezza e le parole: «IN HOC SIGNO VINCES – CON QUESTO SEGNO VINCERAI»(in greco: «Ἐν τούτῳ νίκα»); in basso, i soldati ascoltano attentamente l’ordine del loro imperatore di innalzare gli stendardi («Adlocutio»).
È interessante notare che sullo sfondo a destra è raffigurata Roma, con alcuni monumenti antichi ricostruiti.
Battesimo di Costantino
La raffigurazione del Battesimo di Costantino mostra l'imperatore inginocchiato per ricevere il sacramento da papa Silvestro - vescovo di Roma tra il 314 e il 355 - in un edificio rappresentato dal Battistero Costantiniano del Laterano.
La scena fu dipinta da una persona somigliante a Clemente VII, papa dal 1523 al 1534, durante il cui pontificato furono ripresi i lavori in questa sala, sospesi per un certo periodo durante il pontificato di Adriano VI (1521-1523), fino a quando mancavano solo due piani per completare il ciclo: questo e uno successivo.
Questi affreschi sono generalmente attribuiti a Giovan Francesco Penni per le figure, mentre Giulio Romano ha realizzato alcuni ritratti e parti architettoniche.
Donazione di Roma
Costantino il Grande è raffigurato in ginocchio davanti a papa Silvestro, che gli offre una statuetta d’oro che sembra rappresentare la città di Roma.
Questo evento leggendario divenne in seguito la base giuridica dello Stato Pontificio e, con esso, del potere temporale imperiale dei papi. Nel dipinto, Silvestro I presenta i lineamenti maturi di Clemente VII degli ultimi anni del suo pontificato (1523-1534), quando fu ritratto nella Basilica di San Pietro, ancora esistente.
L’ambientazione si colloca in un edificio progettato per assomigliare all’antica Basilica di San Pietro. Presenta una lunga navata paleocristiana raffigurata in prospettiva, un’abside decorata con mosaici e la tomba dell’apostolo Pietro circondata da colonne a spirale vicino all’altare in fondo. Sullo sfondo, oltre una serie di figure pensate per condurre lo sguardo nella profondità della scena, si svolge il momento della donazione.
Il Papa, seduto sul suo trono, riceve dall’Imperatore una statua d’oro raffigurante Roma come segno della sua sovranità sulla città. Il Vasari ha identificato molti ritratti tra queste figure.
Il trionfo del cristianesimo sul paganesimo
Il soffitto ligneo commissionato da Leone X, papa dal 1513 al 1521, fu sostituito da un nuovo soffitto affrescato durante il pontificato di Gregorio XIII.
Il progetto fu affidato all'artista siciliano Tommaso Laureti, che iniziò i lavori nel 1582 e li completò nel 1585, durante il pontificato di Sisto V, papa dal 1585 al 1590.
Gli angoli del soffitto illustrano le imprese di Gregorio XIII, mentre il fregio sopra raffigura quattro episodi significativi della vita di Costantino, accompagnati dai simboli araldici di Sisto V.
Nel pannello centrale, Laureti raffigurò il trionfo del cristianesimo sul paganesimo, simboleggiato dalla distruzione degli idoli pagani e dalla loro sostituzione con l'immagine di Cristo, un decreto emanato da Costantino in tutto l'Impero.
Intorno al pannello centrale, l'artista raffigurò otto regioni d'Italia, due in ciascuno dei quattro pennacchi, insieme alle rappresentazioni dei tre continenti: Europa, Asia e Africa.
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